TE LE SUONA...E TE LE CANTI..!

"Per gli amici", curato dai figli, è un dono. Un album "vero", che anche se arriva quarant'anni dopo essere stato concepito, tocca corde profonde e suona attuale. O per meglio dire, eterno Ricordo ancora distintamente quello "stritolone" che ho avvertito dentro lo scorso 2 novembre quando, diligente come centinaia di migliaia di persone nel mondo, ho diligentemente acceso la radio e mi sono messo ad ascoltare Now and Then dei Beatles. Il "radio event" – tantissime emittenti nel mondo avevano mandato il brano in contemporanea – era stato grandioso. E sacrosanto, visto il ritorno così insperato della band più importante di tutti i tempi. Sentire "di nuovo" la voce di Lennon è stato qualcosa di mistico, capace di colpire le corde dell'emotività. Qualcosa di simile mi è capitato pochi giorni fa, in un contesto che più diverso non si potrebbe. Niente "messa laica", nessuna attesa sacrale, al contrario un ritrovo senza orpelli di fronte a una sedia vuota con appoggiata una chitarra, in mano un bicchere di Cerasuolo. Era la serata di presentazione di Per gli amici, il disco di inediti di Ivan Graziani, cantante e grande chitarrista morto nel 1997. Una serata di convivialità estrema, per volontà di chi l'ha organizzata e in omaggio al celebrato, al Gattò, un bar ristorante di Milano. Ricordo ancora distintamente quello "stritolone" che ho avvertito dentro lo scorso 2 novembre quando, diligente come centinaia di migliaia di persone nel mondo, ho diligentemente acceso la radio e mi sono messo ad ascoltare Now and Then dei Beatles. Il "radio event" – tantissime emittenti nel mondo avevano mandato il brano in contemporanea – era stato grandioso. E sacrosanto, visto il ritorno così insperato della band più importante di tutti i tempi. Sentire "di nuovo" la voce di Lennon è stato qualcosa di mistico, capace di colpire le corde dell'emotività. Qualcosa di simile mi è capitato pochi giorni fa, in un contesto che più diverso non si potrebbe. Niente "messa laica", nessuna attesa sacrale, al contrario un ritrovo senza orpelli di fronte a una sedia vuota con appoggiata una chitarra, in mano un bicchere di Cerasuolo. Era la serata di presentazione di Per gli amici, il disco di inediti di Ivan Graziani, cantante e grande chitarrista morto nel 1997. Una serata di convivialità estrema, per volontà di chi l'ha organizzata e in omaggio al celebrato, al Gattò, un bar ristorante di Milano. Con la band A raccontare il disco sono stati Filippo Graziani, figlio di Ivan, la persona che ha voluto questa uscita e l'ha resa possibile. Anna Bischi, la moglie di Ivan, meravigliosamente naif nel ricordo dell'uomo che ha amato. Sara Potente, direttrice artistica di Numero Uno, sottoetichetta di Sony, tornata da poco nel "gioco" della discografia italiana, che ha pubblicato il disco e che aveva pubblicato l'esordio di Graziani, Ballata per 4 stagioni, uno degli album fondamentali dell'artista abruzzese. Filippo, musicista e produttore di Per gli amici, ha suonato dal vivo due pezzi del disco, uscito sulle piattaforme nella notte. Questa cosa dei figli dei grandi artisti – vedi Cristiano De Andrè – che omaggiano i genitori con timbri di voce così simili e simile capacità performativa alla chitarra mi muove ogni volta qualcosa dentro. Assieme al fratello Tommaso, anche lui musicista e anche lui coinvolto nel processo che ha portato alla pubblicazione degli inediti, Filippo è la garanzia di qualità dell'album. Ricordo ancora distintamente quello "stritolone" che ho avvertito dentro lo scorso 2 novembre quando, diligente come centinaia di migliaia di persone nel mondo, ho diligentemente acceso la radio e mi sono messo ad ascoltare Now and Then dei Beatles. Il "radio event" – tantissime emittenti nel mondo avevano mandato il brano in contemporanea – era stato grandioso. E sacrosanto, visto il ritorno così insperato della band più importante di tutti i tempi. Sentire "di nuovo" la voce di Lennon è stato qualcosa di mistico, capace di colpire le corde dell'emotività. Qualcosa di simile mi è capitato pochi giorni fa, in un contesto che più diverso non si potrebbe. Niente "messa laica", nessuna attesa sacrale, al contrario un ritrovo senza orpelli di fronte a una sedia vuota con appoggiata una chitarra, in mano un bicchere di Cerasuolo. Era la serata di presentazione di Per gli amici, il disco di inediti di Ivan Graziani, cantante e grande chitarrista morto nel 1997. Una serata di convivialità estrema, per volontà di chi l'ha organizzata e in omaggio al celebrato, al Gattò, un bar ristorante di Milano. Con la band A raccontare il disco sono stati Filippo Graziani, figlio di Ivan, la persona che ha voluto questa uscita e l'ha resa possibile. Anna Bischi, la moglie di Ivan, meravigliosamente naif nel ricordo dell'uomo che ha amato. Sara Potente, direttrice artistica di Numero Uno, sotto etichetta di Sony, tornata da poco nel "gioco" della discografia italiana, che ha pubblicato il disco e che aveva pubblicato l'esordio di Graziani, Ballata per 4 stagioni, uno degli album fondamentali dell'artista abruzzese. Filippo, musicista e produttore di Per gli amici, ha suonato dal vivo due pezzi del disco, uscito sulle piattaforme nella notte. Questa cosa dei figli dei grandi artisti – vedi Cristiano De Andrè – che omaggiano i genitori con timbri di voce così simili e simile capacità performativa alla chitarra mi muove ogni volta qualcosa dentro. Assieme al fratello Tommaso, anche lui musicista e anche lui coinvolto nel processo che ha portato alla pubblicazione degli inediti, Filippo è la garanzia di qualità dell'album. Da un punto di vista artistico, ma anche e soprattutto da quello ideale. Poteva essere, come si era detto di soggetti molto diversi da lui, una grattata? Un modo per dare una lucidata, in un momento in cui gode di nuova popolarità, a un artista che per anni non ha goduto della considerazione meritata? Certo che poteva, poteva eccome. Ma basta conoscere un po' la storia di Filippo, o anche solo incrociare il suo sguardo e sentirlo cantare per la prima volta dal vivo questi nuovi pezzi del padre, per capire che mai dubbio sarebbe più capzioso. Le otto tracce di Per gli amici non hanno alcun effetto speciale. Sono Ivan Graziani in purezza, un omaggio che cerca di sfuggire a ogni costo e nonostante le difficoltà tecniche e tecnologiche al pericolo del collage. Anche a costo di essere minimali. D'altra parte l'essenza del progetto è questa: canzoni semplici, da suonare di fronte al fuoco o un bicchiere di vino. Musica per il piacere di fare musica e cantarla assieme. Ricordo ancora distintamente quello "stritolone" che ho avvertito dentro lo scorso 2 novembre quando, diligente come centinaia di migliaia di persone nel mondo, ho diligentemente acceso la radio e mi sono messo ad ascoltare Now and Then dei Beatles. Il "radio event" – tantissime emittenti nel mondo avevano mandato il brano in contemporanea – era stato grandioso. E sacrosanto, visto il ritorno così insperato della band più importante di tutti i tempi. Sentire "di nuovo" la voce di Lennon è stato qualcosa di mistico, capace di colpire le corde dell'emotività. Qualcosa di simile mi è capitato pochi giorni fa, in un contesto che più diverso non si potrebbe. Niente "messa laica", nessuna attesa sacrale, al contrario un ritrovo senza orpelli di fronte a una sedia vuota con appoggiata una chitarra, in mano un bicchere di Cerasuolo. Era la serata di presentazione di Per gli amici, il disco di inediti di Ivan Graziani, cantante e grande chitarrista morto nel 1997. Una serata di convivialità estrema, per volontà di chi l'ha organizzata e in omaggio al celebrato, al Gattò, un bar ristorante di Milano. Con la band Da un punto di vista artistico, ma anche e soprattutto da quello ideale. Poteva essere, come si era detto di soggetti molto diversi da lui, una grattata? Un modo per dare una lucidata, in un momento in cui gode di nuova popolarità, a un artista che per anni non ha goduto della considerazione meritata? Certo che poteva, poteva eccome. Ma basta conoscere un po' la storia di Filippo, o anche solo incrociare il suo sguardo e sentirlo cantare per la prima volta dal vivo questi nuovi pezzi del padre, per capire che mai dubbio sarebbe più capzioso. Le otto tracce di Per gli amici non hanno alcun effetto speciale. Sono Ivan Graziani in purezza, un omaggio che cerca di sfuggire a ogni costo e nonostante le difficoltà tecniche e tecnologiche al pericolo del collage. Anche a costo di essere minimali. D'altra parte l'essenza del progetto è questa: canzoni semplici, da suonare di fronte al fuoco o un bicchiere di vino. Musica per il piacere di fare musica e cantarla assieme. "Il lavoro è stato lungo e faticoso", esordisce Filippo Graziani. "Abbiamo in mano i provini da prima del Covid, questi anni sono serviti per capire la strada da prendere. Tra noi abbiamo discusso a lungo di questo: se fare uscire i provini com'erano, se risuonare i pezzi io. Abbiamo fatto duemila versioni, con strumenti e arrangiamenti diversi. Alla fine ha vinto la semplicità, abbiamo cercato di tenere le canzoni il più aderente possibile all'originale. Perché i pezzi, per come ce li hanno restituiti le registrazioni, erano belli così, avevano già una loro anima". Una cosa ha aiutato Filippo, anzi due. "Mi sono sentito pronto per fare questo disco perchè sono dentro al suo repertorio da tanto tempo. E poi la sua musica è molto chiara, si capisce perfettamente da dove viene e dove vuole andare, quindi è difficile mal interpretare. Infine, se qualcuno doveva prendersi la responsabilità di fare un nuovo disco con la sua musica, era giusto che lo facessimo noi della famiglia". I brani che compongono Per gli amici sono otto. È impossibile stabilire a che periodo appartengono, si pensa siano principalmente degli anni '80. La maggior parte sono stati registrati in autonomia da Graziani, che non badava molto ad archiviazioni e classificazioni. "Papà non era un tipo ordinato", dice il figlio. "Non ce la siamo sentiti di inventare nulla. Per questo il titolo del disco è anche quello di una traccia. Quella in cui ho rivisto maggiormente papà, anche per la dimensione conviviale del brano". Per gli amici è l'ultima track, prima ci sono pezzi molto forti come Tv, Miley, Una donna e La rabbia. Pezzi da cui viene fuori un Graziani più intimo e cantautoriale oltre che "maturo", meno rock, meno outsider. "Lo sento molto rilassato in questo disco: sono pezzi che registrava quando voleva, per il piacere di farlo, senza commissioni o pressioni", dice la moglie Anna. Pezzi in cui il filo rosso è rappresentato dalla voce di Ivan. "Non sono i suoi cantati tipici, quelli per cui è diventato famoso, ha una voce più morbida. Anche chitarristicamente ci sono dentro cose che non avevo mai sentito da lui. Questi pezzi sono una finestra su cose nuove. Mi sento di dire che, nonostante arrivi decenni dopo quando era stato pensato, è un disco perfettamente a fuoco", aggiunge Filippo Graziani. Arrangiarle per lui "è stato facile, una volta messo tutto lì sul banco". Il problema, un problema parecchio grosso, è stato recuperare le tracce. "Le tecnologie e i supporti su cui aveva registrato praticamente non ci sono più, far venire fuori le voci è stato davvero difficile. Mio fratello è andato su eBay e ha comprato un macchinario per fare i riversamenti in digitale. Ha passato due ore con le matite tra i nastri per fare andare la traccia alla velocità giusta. Alla fine ce l'abbiamo fatta". L'altro elemento che tiene assieme le otto canzoni è il mare, che di questo disco è un'ambientazione costante. Così per L'italianina, che deriva da La pasturetta, una canzone popolare di Alghero, la città da cui proveniva la mamma di Graziani. O I marinai, la stessa canzone che Graziani aveva "ceduto" a Colapesce Dimartino, a loro volta artisti della Numero Uno, che ne avevano fatto una versione in quel grande disco che è Lux Aeterna Beach.Un'operazione, ancora una volta, ben curata e fatta col cuore, che ha fatto da traino a questo disco. "Noi andavamo sempre al mare a Marotta, nelle Marche, e stavano ore e ore in spiaggia. Lì c'era il Gruppo Pescatori Marottesi. La sera buttavano la rete, poi uscivano a mare, al ritorno si cantava e grigliava in spiaggia. Questo pezzo èl'inno dei pescatori di Marotta, una città che ancora ricorda con affetto Ivan e che gli ha dedicato un bel mosaico". Finiamo il Cerasuolo, un rosato che d'ora in poi non potrò che associare a Ivan Graziani, visto che era il suo vino preferito. L'ultimo pensiero è di Filippo. "Non c'è altra roba nuova di papà oltre a questa, di certo non abbastanza per fare un disco. Sapere che dopo questo album 'la vena si è chiusa' è qualcosa che mi colpisce. Ci siamo fatti un regalo con questo album. Emotivamente è stata dura, perché nei provini c'erano anche delle parti parlate: mentre alla sua musica sono abituato, risentire la sua voce è stata una botta. Ma sono felicissimo di averlo fatto: è stato un modo per lavorare con mio padre, cosa che non ho mai potuto fare". FONTI DAL WEB

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