50 ANNI SUONATI!

Esce "Zarathustra Style", 24 tracce sofisticate dove flow e incastri scivolano su beat che ricordano il passato ma fanno anche i conti con altri mondi musicali. Che strana coppia quella formata da Neffa e Fabri Fibra. Sembrano due amici di una vita (e praticamente lo sono, visto che si conoscono da 30 anni) o due fratelli il cui più piccolo – Fibra – non perde occasione per stuzzicare con devota ammirazione il più grande. Così differenti, eppure così simili, uniti da quel grande amore che è stata l’ultima grande rivoluzione nella musica italiana: il rap. Uno ama surfare il flusso dei suoi pensieri, cavalcandoli come un’onda da domare e mescolando citazioni colte a parole ed esempi – diventati improvvisamente politicamente scorretti – che mi chiede poi di “moderare”. L’altro è più serioso, più intimista, cerebrale. Ogni sua risposta è ponderata e arriva solo dopo aver riflettuto sull’ordine delle parole e dei concetti. Uno sostiene di non ascoltare musica contemporanea per sentirsi libero nella propria creatività («Non puoi dire che non conosci Madlib, ci rovini!», lo prende in giro Fabri), l’altro può citare artisti oscuri della scena rap mondiale e partire in uno scambio fitto sull’artista stampato sulla mia maglietta, The Street. Uno ha edificato le fondamenta dell’hip hop italiano, l’altro l’ha portato in cima alle classifiche contribuendo alla presa della Bastiglia del pop da parte dei popolani del rap. Il loro passato è pieno di piccole parentesi. Un’amicizia nata dal rispetto e dalla stima artistica reciproca; un disco (Turbe giovanili, l’esordio da solista di Fibra) costruito sui beat di Neffa, che aveva deciso di abbandonare la scena; le collaborazioni (da Panico a Universo, con il vecchio amico Deda) che hanno portato al ritorno al rap di Neffa, oltre vent’anni dopo, in FoglieMorte. Parentesi che ora sono esplose in un nuovo universo, quello di Zarathustra Style, l’album annunciato lo scorso giugno che finalmente li vedrà assieme, dall’inizio alla fine, per ben 24 brani. L’uscita è prevista per questo venerdì. «Non ce l’ha chiesto nessuno», ci tengono a sottolineare per spiegare come questa unione sia figlia di una lunga amicizia creativa piuttosto che del volere di una casa discografica. Prima di mettere a fuoco: «Zarathustra è questo: una cosa non richiesta». Quando ne parlano ripetono spesso un termine – radicale – a voler sottolineare un disco che rinnega le necessità discografiche a favore di quelle personali. Un radicalismo autoindotto, un posizionamento costruito su tre regole ferree: nessun featuring, produzione affidata totalmente a Neffa, la necessità di smettere di scrivere solo quando non ci sarebbe stato più nulla da dire. Non è passato molto tempo da questo abbiamo incontrato i due artisti, appena un anno fa. Per Neffa era il ritorno ufficiale al rap, per Fibra la pubblicazione del suo ultimo disco, Mentre Los Angeles brucia. Ma vederli assieme è come riscoprirli. Le loro personalità hanno cambiato colore, spogliate probabilmente dal peso di un progetto solista. Oggi sorridono. Ridono. Fanno battute e si prendono in giro. Si stuzzicano, sempre mantenendo una lucidità fuori dal comune. Sti stimano, si rispettano perché entrambi sanno di amare questa cosa chiamata rap. Perché l’hip hop è proprio questo: una cosa non richiesta, un grande gesto d’amore. Partiamo facendo un grande salto indietro, a trent’anni fa. Vi ricordate la prima volta che vi siete conosciuti? Neffa: Era un momento particolare per entrambi. Fabri era da poco uscito con gli Uomini di Mare e quando ho sentito quella roba, ho pensato subito che fosse qualcosa di nuovo. C’era una jam a Bologna, con il palco in piazza Nettuno, e quando l’ho visto sono andato da lui. In lui vedevo una cosa diversa da quello che eravamo stati noi, ma allo stesso tempo si capiva che era una continuazione. Fibra: La prima volta che l’ho visto era a Bologna, credo nel 1994, con i Sangue Misto proprio a una presentazione di SxM. E come siete arrivati da quella jam a Turbe giovanili? Neffa: Si è creato subito un grande feeling. Fabri prendeva la macchina e veniva a casa mia e io gli facevo sentire le cose che facevo. La cosa incredibile è che lui è stato uno dei primi ad aver sentito La mia signorina. Non so come possa aver reagito, considerando la testa che doveva avere all’epoca. Proprio in quei giorni, mentre producevo un album chiaramente rap, mi sono reso conto che non volevo più fare rap. Quindi ho preso quelle basi, ho chiesto a Fabri se le voleva, e così è nato Turbe giovanili. Fibra: Dopo quella jam siamo andati a casa sua, dove aveva lo studio, e abbiamo cominciato a lavorare sulle basi e a sentirci molto al telefono. Lui aveva iniziato a fare pop quando, secondo me, aveva già dato tanto al rap, ma il rap non stava più dando nulla alla scena perché non c’era più il mercato. Quando mi ha fatto le basi per Turbe giovanili non c’era nessuno disposto a stamparlo. Non c’era mercato, non c’erano etichette discografiche. La vostra amicizia è rimasta viva anche quando le strade si sono separate? Fibra: Abbiamo sempre continuato a sentirci, magari in certi momenti con più frequenza, in altri meno, soprattutto al telefono. Ma posso dire una cosa che forse non è mai stata detta: Neffa non ha mai smesso di produrre beat rap. Neffa: È vero, quando mi capitava un campione dovevo farci un pezzo. E soprattutto non prescindevo mai dal beat: anche mentre facevo pop, dovevo avere sotto una roba un po’ hip hop. E per tornare a farti rappare, c’è voluto Fibra… Neffa: Vero! Fibra: A un certo punto ci siamo ritrovati a fare un pezzo in cui lui voleva tornare a rappare. Mi manda il beat e mi fa: voglio rappare, se butti giù una strofa e tracci il tipo di rap che vuoi fare, io ti seguo. In cinque giorni abbiamo chiuso FoglieMorte. Io ho registrato la strofa lunedì, gliel’ho mandata martedì e lui mercoledì mi ha chiamato con la sua voce, tutta in defibrillazione, perché aveva la strofa. Mi fa: «Ce l’ho». «L’hai scritta?». «Sì, ma la devo registrare». Ero in studio, ma dopo dieci anni che non lo senti rappare, ti chiama il pomeriggio e ti dice che ha scritto una strofa e deve registrarla, non sono più riuscito a lavorare. Fonti dal WEB

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